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petralia soprana
Petralia Soprana (C.A.P. 90026) dista 153 Km. da Agrigento, 74 Km. da Caltanissetta, 143 Km. da Catania, 55 Km. da Enna, 219 Km. da Messina, 115 Km. da Palermo, alla cui provincia appartiene, 200 Km. da Ragusa, 227 Km. da Siracusa, 214 Km. da Trapani.
Il comune conta 3.818 abitanti e ha una superficie di 5.686 ettari per una densità abitativa di 67 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona montuosa interna, posta a 1.147 metri sopra il livello del mare.
Il municipio è sito in piazza del Popolo n. 1, tel. 0921-641050 fax. 0921-640491.
Nel settore agricolo è ingente la produzione di cereali, olive, uva ed ortaggi. Dal sottosuolo del territorio si estraggono salgemma e sali di potassio. Tappeti, ricami, lavori all'uncinetto sono tipici prodotti dell'artigianato locale, importanti anche la lavorazione del legno e del ferro.
Forse di origine sicana o greca, la cittadina fu inizialmente accomunata a Petra, primo centro abitato risalente al III secolo a.C.. A partire dal XII secolo d.C. l'antico nome Petra fu trasformato in Petralia, dal greco Petra Heliae che significava Pietra di Elia in onore del santo profeta Elia, fondatore dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Nel periodo feudale al nome Petralia fu aggiunta l'accezione Soprana per distinguerla dalla zona sottostante detta per l'appunto Petralia Sottana. La cittadina fu dominata da diverse famiglie aristocratiche, prima fra tutte quella di Ventimiglia dal 1258, seguita dai Moncada e gli Alvarez de Toledo fino al 1812 anno in cui fu abolito il regime feudale.
Nel settore monumentale annoveriamo il Palazzo Municipale (ex convento dei Carmelitani Scalzi) di gusto neo-gotico. Sono rilevanti pure la Chiesa di Santa Maria di Loreto del 1700 e la Chiesa di S. Antonio Abate con l'attiguo ospedale entrambi del XVII secolo. Dell'originaria cinta muraria si può visionare solo l'arco ogivale di Porta Seri e i resti del Castello normanno.
Famosi sono i Crocifissi inginocchiati e piangenti, dello scultore francescano padre Umile da Petralia, ovvero Gianfrancesco Pintorno (1600-1939), che oggi ritroviamo in numerose chiese della Sicilia.
L'antico territorio.
E' da supporre che sin dalla piú remota antichità i limiti territoriali non abbiano subito notevoli variazioni e coincidessero con quelli dell'Arcipretura parrocchiale e della Signoria esistenti ancora nel secolo XVII, quando Petralia Soprana "ad oriente limitava con lo Stato di Gangi e circolava sino allo Stato di Calascibetta e percorrendo la linea di circonvallazione, confinava con lo Stato di Mussumeli, Villalba, Vallelunga, Polizzi, Castelbuono, Geraci, che è la parte di tramontana ".
Un'idea di questa estensione si potrà avere uscendo dalla linea autostradale Palermo-Catania allo svincolo di Tremonzelli, ove la segnaletica indica "Petralie", la via piú diretta che sfiora Polizzi, attraversa Castellana, e Sottana, per raggiungere in fine Petralia Soprana, cui tuttavia si può giungere per una seconda via che da Tremonzelli passa per Resuttano, Alimena, Bompietro... originariamente feudi del comprensorio dello Stato o Terra di Petralia Superiore.
Le vallate che si stendono a vista d'occhio solcate dal fiume Imera, i "gemini montes" del Salvatore e della Madonna dell'Alto, Savochella, dalle cime lungamente innevate, formano lo scenario naturale di Petralia turrita.
Qua e là ancora alcuni decenni fa i ruderi di torri, casali, mulini e frantoi, "calcarelle " per la preparazione del gesso e della calce, recinti per gli armenti testimoniavano l'antica vitalità attiva della gente che l'abitava.
I primi abitanti. Data l'amenità del luogo, i boschi e la fauna eccezionale, le vaste estensioni coltivabili e da pascolo, le miniere di salgemma, l'abbondanza delle acque sorgenti... ben presto l'uomo Preistorico vi si potè stanziare. Ne abbiamo una prova nella « grotta dei vecchiuzzo» dell'era eneolitica (i cui reperti sono raccolti presso il Museo archeologico di Palermo), lo scheletro gigantesco di animale preistorico (di cui due enormi costole sono conservate nell'archivio parrocchiale di Soprana) e non lontana dall'abitato la cosí detta «arca sacra» dalle strane costruzioni in pietra, a pianta circolare, e scavate sulla roccia piccole grotte, forse una necropoli preistorica.
Munita dalle difese naturali, che la rendevano inespugnabile, la cittadella che darà il suo nome al comprensorio madonita, ben presto può sviluppare la sua civiltà pastorale, agricola e commerciale. Per secoli sarà punto d'incontro di disparate civiltà, favorita dalle citate vie naturali, cui in seguito si aggiungeranno, la cosi detta " Via delle montagne " che la congiungeva a Messina passando da Geraci; "la strada regia", l'"Itinerarium Antonini" che la congiungevano ai versanti orientali ed occidentali dell'Isola.
In epoca storica è un centro degno di nota, subisce l'influsso della civiltà greca e specialmente di Imera e forse perciò le monete che può permettersi di coniare sono somiglianti in vari particolari a quelle della potente città. Viene assorbita, con tutta l'Isola, dalla potenza cartaginese, ma nel 254 a.C. durante la prima guerra punica, fa causa comune con Tindari, Solunto ed altre importati città; optando per i Romani invasori si dà ai Consoli Aulo Attilio e Gneo Cornelio.
Nell'ordinamento amministrativo romano, Petra fu annoverata fra città " decumane e stipendiarie " col gravoso compito di rifornire Roma di i ingente quantitativo di grano, sovente riscosso con discutibili criteri, come nel caso dei Proconsole Verre, il quale si vanta di aver ottenuto un regalo, tre volte superiore al prezzo pattuito e comprato. Cicerone ricorderà questo episodio nelle "Verrine", durante il processo intentato dal Senato nel 75 a.,
Testimoniano una certa fioridezza le monete coniate in quest'epoca e i ruderi dell'acquedotto (ancora oggi godibili appena fuori dall'abitato). Tra alterne vicende passano i secoli sotto il dominio imperiale.
Intanto si va diffondendo tra la popolazione l'annunzio del Vangelo.
Nel IX secolo Petra non resiste all'attacco dei Saraceni mussulmani e viene rasa al suolo, risorge coi nome arabizzato " Batraliab ", passa in posseg di un "Gaito", ripopolandosi di cristiani e mussulmani, godrà di una certa autonomia religiosa al punto che una chiesa di una certa importanza resta aperta al culto ( ancora oggi la popolazione si distingue per la tolleranza).
La popolazione vive di agricoltura, pastorizia e commercio delle derrate.
E si giunge all'XI secolo. Guidato dal transfuga Ibn-Thima, il Conte Ruggero d'Altavilla, dopo un primo inutile assedio, per comune accordo tra mussulmani e cristiani, riesce ad averne pacifico dominio (1062). Il Conte ne fa una notevole base strategica; fortifica le sue mura e l'antico castello; ne costruisce un altro con avanzati propugnacoli dalla parte opposta dell'abitato da cui - dice lo storico Goffredo Maiaterra - " dominava la massima parte della Sicilia", ancora da sottomettere al suo dominio".
A Rocca Ruggero su una grossa pietra si leggeva "Hic Rogerius Castra Locavit" ad indicare il propugnacolo ormai in totale rovina.
Nella roccaforte di " Batralia ", il Conte Ruggiero per un periodo di circa cinque anni di permanenza, organizza spietate cursioni contro i nemici riottosi a sottomettersi; edifica la chiesetta dedicata alla Madonna della Vittoria e a San Teodoro in ricordo delle imprese vittoriose sui ribelli, rende al culto cristiano una moschea dedicandola al SS. Salvatore (l'unica chiesa a pianta circolare sulle alte Madonie) e, preparando l'assalto decisivo a Palermo, costruisce la "Via Regia " o "Franca", "facendola partire da Petralia - dice l'Amari - per farsene linea d'operazione sopra Palermo e Troina".
Era l'anno 1066, quando l'esercito normanno, rafforzato dalle truppe del Guiscardo, lascia "Batralia" diretto alla conquista della Capitale dell'Isola.
Cessato il ruolo di avamposto bellico, dopo la caduta di Palermo, " Petra Heliae-Petraglia-Petralia" (cosi viene indicata nei documenti dei tempo) rimane legata all'affetto del Gran Conte che ne fa dono al figlio Serlone, associandola come Signoria, alla Contea di Geraci.
Fanno parte dei suo territorio pingui feudi, oltre i casali di Sottana che ben presto comincerà ad ingrandirsi e pretendere autonomia di nome se non di fatto, appartenendo sempre all'unica Signoria e Stato di Petralia la Soprana.
Divenuta in seguito Terra demaniale, nel 1258 re Manfredi la cede (abitanti compresi) ai Ventimiglia Conti di Geraci.
Dopo i luttuosi eventi che fecero odiare ai Ventimiglia il Castello di Geraci e ultimata la costruzione dei " Castellum bonum ", nuova sede dei Signori, il ruolo di Petralia e Geraci diventa secondario nella vita politica.
Terra di lavoro, sfruttata con le tasse dal governo centrale e dei prodotti del suolo dai baroni-vassalli che l'amministravano, mentre nel latifondo facevano la loro apparizione bande di briganti armati.
Che l'amministrazione della giustizia fosse alquanto sommaria, lo rileviamo da una lettera diretta al Conte Francesco Ventimiglia nel settembre 1312 ove si prendono le difese di un cittadino palermitano, che accusato di aver offeso "distrobatum" viene legato e portato come un brigante alla presenza dei Ventimiglia e messo in carcere. Autore di questa impresa è un certo "jaconus Andreas habitator Petralia superioris ".
Intanto nel 1396 Petralia viene staccata dalla Contea di Geraci e passa al conte di Collésano. Passerà in seguito a Gilberto di Centelles, alla famiglia Cardona, Moncada, Borgia Alzarez de Toledo, nell'Ottocento ai Duchi di Ferrandina Alvarez, alla cui discendenza spagnola, a rigore, spetterebbe il titolo di Signore dello "Stato di Petralia".
Nel secolo XVII cominciarono i Moncada a smembrare il territorio cedendo anche i privilegi annessi, per cui sorgono Alimena e Resuttano, che a motivo delle loro immunità poterono accogliere non poche famiglie dei capoluogo, le quali rose dalla miseria e per sfuggire al carcere vi si rifugiarono, sottomettendosi ai nuovi padroni. Tuttavia dopo qualche decennio, in occasione di un'amnistia non pochi chiesero di far ritorno nel desolato paese di origine, anche se le toro case ormai erano cadute in rovina.
La vita amministrativa del Comune "baronale", a prescindere dal Vassallo che rappresentava gli interessi il Duca-Signore, era affidata al Sindaco o Baiulo in unione coi "Magnifici Giurati" che formavano << l'Università>> della popolazione.
Ebbero un ruolo importante per la vita amministrativa i "Consigli civici " che radunavano tutti i maggiorenti dei paese per decidere soprattutto sul modo di riscuotere le nuove imposte e i donativi al re.
Al Parlamento siciliano il Signore di Petralia Soprana occupava il XXXIII posto del Braccio baronale e militare. Sin dalla seconda metà del '600 serpeggia nella popolazione un certo malcontento, sicché il Viceré e il Duca di Moncada insistono presso la Corte Giuratoria affinché si evitino motivi d'irritazione soprattutto a causa dell'approvvigionamento dei grano e delle altre derrate necessarie alla popolazione.
Questo stato precario perdura ancora nell'Ottocento, anzi si acuisce quando nel 1810 la burocrazia borbonica con gesto ostile ed autoritario delimita i territori comunali riducendoli a meno di un terzo. Forse perciò, sperando una piú equa giustizia, la caduta del Regno delle due Sicilie fu salutata con entusiasmo. Ma invano Petralia Soprana fu uno dei primi Comuni ad aderire all'unità d'Italia. Un ulteriore sembramento toglie le piú fertili terre rimaste, per dar vita al nuovo Comune di Bompietro, e per cederne ancora altre al Comune di Sottana (1847), già notevolmente avvantaggiato.
Intanto la popolazione veniva privata dell'uso degli antichissimi "Diritti civici" (1810) e solo nel 1832 si venne ad un accordo con la proprietaria Maria Alvarez di Ferrandina all'atto di vendere i suoi ultimi feudi. Al Comune venne concesso in risarcimento il feudo di Verdi ed altre pertinenze, alla povera popolazione il "privilegio" di poter raccogliere la frutta selvatica, pascolare qualche capo di bestiame, poter far legna e carbone da uno dei boschi.
Il secolo XIX è caratterizzato da continue lotte campanilistiche, da sopprusi di facinorosi. Purtroppo gli amministratori non furono spesso all'altezza della situazione, per timore delle epidemie si impedì la costruzione di strade, che ancora in pieno '900 si riducevano ad impraticabili trazzere. Soppresse anche le congregazioni religiose, furono abbandonati i vetusti conventi e una sorda lotta antielericale contribuì all'abbattimento di parecchie chiese.
Poi la prima grande guerra, il contributo di 130 giovanissime vite, le epidemie, l'emigrazione, l'ignoranza per la mancanza di scuole, la proverbiale apatia dovuta all'incredibile frazionamento della popolazione in oltre trenta borgate. Onde il deperire del patrimonio naturale, dei monumenti, sacri e profani...
Ad onor dei vero la meteora degli anni trenta, sembrò riaccendere gli animi e rompere le catene dell'isolamento anche con manifestazioni culturali e storiche, come le celebrazioni delle figure dei grande scultore Frate Umile Pintoro, del poeta Pietro Lo Presti insigne giurista; vi fu l'erezione del monumento ai Caduti, quasi a far dimenticare la distruzione della nobile chiesa dei Carmine, etc., ma questa ripresa ebbe breve vita.
Alla fine dei secondo conflitto bellico la borgata di Blufi - che precedentemente aveva cambiato nome in Villa Littorio - si stacca dal comune di origine divenendo autonoma, incorporando ancora una parte dei territorio di Petralia Soprana.
Negli ultimi decenni tuttavia, autodistruttasi certa nobiltà parassitaria, che comunque contrìbuì a fare grande un paese, cadute molte barriere di classe, la gioventú si mostra piú elevata e sensibile verso quei valori spirituali che stanno alla radice del popolo.
E' significativo, intanto il risveglio che mostrano gli industriosi abitanti dei quartieri agricoli, che hanno saputo cambiare addirittura il volto delle vecchie borgate, in piccoli centri vitali e pieni di iniziative .
TRACCE STORICHE CHE PORTANO DALL'ANTICA "PETRA"
A PETRALIA SOPRANA
IIETPA nome greco (pietra, roccia) è la traduzione del semitico " Selà " capitale del regno di Edom - i Nabatei - che diede nome alla regione, l'" Arabia petrea ", situata a sud-est del Mar Morto. Con questo stesso nome sorse e prosperò in Sicilia un'altra città PETRA che per unanime consenso de- gli antichi storici sembra si debba identificare con l'attuale PETRALIA SOPRANA.
Leggiamo infatti nel rarissimo libro "La Sicilia in prospettiva" (1709) dei P.G.B. Massa :
PETRALIA SOPRANA. Terra... che appresso gli antichi fu Città assai nota e diccasi latinamente PETRA (così Cicerone, Tolomeo, Procopio, Diodoro, Cluverio, Baudreand, Carlo Ventimiglia); vi si aggiunse poi la voce SUPERIOR, dicendosi "Petra Superior", ovvero "Petra in Monte", perché soprastà ad una Valle, in cui è situata quell'altra Terra moderna dell'istesso nome (l'attuale Petralia Sottana appartenente fino all'anno 1200 circa quale "casale" allo Stato di Petralia Soprana). Viene chiamata inoltre PETRAE, (De Seine); PETREA (Silio Italico, con voce derivativa, ed occultamente vi s'intende " Urbs " per osservazione di Cellario; PETRINA (Antonio, Cellario); PETRA HELIAE (Bolla di Eugenio III, nell'anno 1151; (Hondio, Brietio, Cluverio, Privilegio del Conte Rogieri), PETRALIA SUPERIOR (Carafa, Maurolico, Brietio); PETRALEIUM SUPERIUS (Aretio); PE-
TRAGLIA (Cluverio); PETRELEGIUM, PETRELAJUM, PETRALAIA (Malaterra);
PETRALEYUM (Specialae); PETRALIAE (Privilegio del Conte Ruggero). Gli Habitatori furono detti latinamente PETRINI (Cicerone, Plinio, Diodoro, Cluverio, Baudr., Hofman, Aretio); PETRENSES (Solino, Cluverio)".
A questi aggiungiamo dall'"Itinerarium Cassinese" PETRINE, che corrisponderebbe al BITIRRANAH di Endrisi (secondo Biagio Pace) e B. TRALFAH, nonché BATARLIAH e BATRALIAH di Al Muqaddasi. Che indicano un mutamento fonetico avvenuto in epoca saracenica, onde poi nella trasposizione latina della Bolla di Eugenio III si ebbe Petra Heliae, etc., Petralia Soprana.
Notiamo che la finale <<alia>> potrebbe indicare luogo eminente; che nei documenti pontifici e nel Malaterra (sec. XI) si nota lo sforzo di rendere in latino l'ostico vocabolo arabo.
Trattandosi poi di un unico territorio indiviso, la specificazione cui tanto ci si accanisce per una presunta maggiore antichità degli attuali comuni viciniori, a quei tempi non sussisteva e si tratta di indicazione geografica senza una vera delimitazione territoriale - tanto piú municipale!
Petra = PETRALIA SOPRANA: Anche se Petra non ebbe mai un ruolo di primissima importanza negli eventi storici dell'Isola, tuttavia vi dovette par- tecipare e, per la posizione strategica sullo spartiacque dell'Imera, ben difesa dalla natura che la rendeva contesa dalle parti avversarie; e per la sua abbondante produzione frumentaria, ambita sia in pace che in guerra.
Sicché gli storici la nominano - se pur di passaggio - per questi moti- vi; ma lo pseudo Aristotile la ricorda anche per una famosa polla d'acqua che si copre d'uno strato d'olio minerale dalle qualità terapeutiche, tuttavia "sa- lutifero agli uomini, nocivo agli animali". Fazello poi, la dice abitata da uomini giganteschi dopo il ritrovamento di scheletri di animali preistorici. Altri la ricorda per il sale delle sue miniere.
Sin dai tempi della conquista normanna il territorio veniva indicato "Pe tralia" "Superior o Alta, Soprana; e Inferior, Bassa, Sottana" e gli abitanti già chiamati in latino "Petrini" in italiano Petralesi.
Le varie interpretazioni etimologiche "Petra di Elia, Petra Olei, Petrolio, Petra lilia" non hanno validità critica.
La indiscriminata dispersione dei reperti archeologia - oggetti d'uso e costruzioni - hanno messo in discussione l'ubicazione precisa dell'antica Città e allo stato attuale è problematico ogni asserzione assoluta. Tuttavia chi ignora che nell'abitato e nei dintorni da secoli si è parlato con fondatezza di ritrovamento? Che vi siano tutt'ora aree ben precise di cui nessuna autorità ha voluto interessarsi? E che potrebbero essere oggetto di interessanti campagne di scavo, che possano ridare alla luce quelle opere umane che confermino quanto gli storici hanno sempre ammesso, cioè che Petralia Soprana sorse sulle rovine dell'antica Petra? Di tutto ciò una magra conferma ci viene dalla certezza dei ritrovamento di monete che ormai sarebbe tempo far conoscere.
Il sottosuolo archeologico
Il sottosuolo archeologico di Petralia è tutto da scoprire. Sono state identificate varie località da cui sono venute alla luce oggetti quanto mai vari: nella montagna di Savochella, nei pressi dei laghetto Pellicino sono stati rinvenuti scheletri giganteschi e tombe; a Saccú resti di costruzioni e alcune monete; imprecisati ritrovamenti si sono avuti a Bonicozzo (famigerata "trovatura"); in contrada San Giacomo vi è una larga zona disseminata da piccole costruzioni a grotte coniche, una di piú vaste proporzioni, è in parte scavata nella roccia in parte è protetta da un enorme monolito sostenuto da un muro di pietre in parte crollato; al piano Pinta in occasione della posa di tubazioni idriche sono venuti alla luce parecchi frammenti di ceramiche risalenti probabilmente all'XI secolo, inoltre poderosissimme mura di fondazione. Si parla inoltre di cunicoli presso la chiesa di Loreto che si snoderebbero entro e fuori l'abitato. Questa località viene chiamata ancora popolarmente "u castru", Castrum, e la tradizione vi ubica il primitivo castello-fortezza sull'acrocoro.
Di grande suggestione sono tutt'ora i ruderi dell'acquedotto "romano" ridotti ormai per incuria a pochi archi pericolanti. Portavano all'abitato l'acqua della sorgente del Savochella. Fuori la porta Seri un'altra antichissima fontana fu costruita sulla sorgente stessa. Ma attualmente è quasi un rudere.
Il castello normanno , fatto costruire dal Conte Ruggero, doveva costituire il vanto perenne, purtroppo alle lesioni causate dai sismi si accanì l'opera demolitrice dell'uomo, che ne utilizzò per secoli la pietra per farne gesso; Vito D'amico la definì "Arx olim validissima ", ma già nel '700 era in parte crollata. I pochi resti ancora in piedi, possono tuttavia darci l'idea della gigantesca opera di fortificazione, da cui si sviluppava la cinta muraria attorno all'abitato.
Collegata al castello era certamente la " Rocca di Ruggero ", attualmente un cumulo di pietra e tracce di costruzioni internate. Si leggeva scolpito su una roccia "Hic Rogerius Castra Locavit".
Non molto distante, su un poggiolo roccioso che sovrasta Villa Sgadari, esiste una cilindrica torretta, purtroppo già in parte crollata, recentemente è stata rifatta; in occasione di lavori stradali sono stati scoperti dei cunicoli che probabilmente avevano varie diramazioni, verso il Castello, la Rocca, e Villa Sgaderi, che sembra nascondano macabri segreti... A quali epoche risalgono? Se, dati i pericoli di crollo è attualmente impossibile visitare queste supposte fortificazioni ci basti la testimonianza di Idrisi (sec. XI) che laconicamente mostra l'importanza di Petralia in quell'epoca: "Batraliah è nobil castello e superbo fortilizio, con campi di seminagione continui e vasti, e con abbondanti produzioni del suolo. Ha una rocca e un mercato che non la cede per nulla a quelli delle maggiori città ". Il quale conferma ciò che precedentemente un altro musulmano di passaggio aveva scritto: " Batraliah giace entro terra, a mezzogiorno; è murata; dentro di essa s'innalza una rocca con una chiesa".
Le porte della cìttadella "murata" (ovvero la citta entro le mura del castello).
Sembra che si potesse accedere al "nobil castello e superbo fortifizio" da almeno cinque porte. Ad esse conducevano le ripide strade extra moenia, e dalle stesse si articolavano le vie principali del "centro storico.". La toponomastica attuale mantiene il nome della "Porta Seri" di cui è superstite l'arco a sesto acuto, e la "Porticella".
"La Porta Seri", la cui importanza dipendeva anche dalla vicinanza della sorgente che soddisfaceva alle necessità idriche della popolazione, faceva parte delle fortificazioni ruggeriane, e sembra che un profondo camminamento sotterraneo la mettesse in diretta comunicazione col castello notevol mente piú in alto. Doveva essere costantemente presidiata, e come deduciamo dal nome, veniva chiusa piú tardi delle altre. Da essa la strada conduceva a Saccú, P. Sottana. Entro la rete urbana dava origine all'attuale Corso Umberto che doppiando il Carmine giungeva alla così detta Porticella.
"La Porticella o Postierla" fu così chiamata per le piccole dimensioni. Esisteva ancora nella prima metà dei '600, vi erano addossati i magazzini municipali, venne abbattuta con parte delle mura di cinta che risalivano sugli scoscendimenti sino al castello normanno.
" Porta dell'Urgi" (chiamata cosí popolarmente, da gurges, voragine?) era nei pressi del Castro, attualmente il belvedere. Vi si accedeva per tortuoso viottolo dalla valle di Madonnuzza (S. Maria di Giosafat?).
"Porta di Moncasi" si apriva sul versante est della cinta muraria, non lontana dalla chiesa di San Teodoro, di cui faceva parte, sembra, la torretta-campanile in seguito rimaneggiata. E' stata lungamente l'ingresso al paese, preferito dai valligiani, a motivo della strada meno ripida.
" Porta della Pinta o del Castello ". Data la minor difficoltà naturale d'accesso doveva essere la piú munita dai bastioni di cui rimangono i resti. Dava accesso al Castello e al paese. Da essa iniziava la via Salita Castello (esistente tutt'oggì) che poi prende il nome di Via Gen. Medici, arteria principale.
La vita sociale nei vecchi quartieri.
Gran parte della vita familiare, durante i giorni di sole trascorreva in quest'ambito ristretto.
Dalle casette che non sempre sfoggiavano un primo e tanto meno un secondo piano, scendevano nel "baglio " e si sedevano sulla scala esterna di pietra (l'annatu) le madri e le figlie, per " fare la calzetta " o nettare la verdura e i legumi per il pasto familiare, o a ricamare preparando, con previdente anticipo, il corredo; intanto la vicina fontanella induceva le spose a portar fuori la "pila di legno" per il bucato minuto settimanale; le famiglie piú abbienti affidavano la biancheria alle lavandaie, che eseguivano il lavoro nelle fontane della Pinta, a Seri, a Polemi o al " fiume ".
Gli uomini, non dediti alla campagna, cioè gli artigiani lavoravano nelle botteghe, spesso al pianterreno dell'abitazione. Erano falegnami, calzolai, sellai, fabbri, fornai, sarti, e poi c'erano i negozianti, i pannieri... che durante il diuturno lavoro facevano sentire la loro voce ora canticchiando, ora per sgridare i garzoni che s'attardavano ("perdevano tempo") davanti la porta o alla fontana scambiando qualche occhiata colle ragazze, vigilate dalle mamme. Intanto i bambini a frotta giocavano rincorrendosi, attenti a non molestare i polli nelle stie, la capretta legata davanti la porta di casa, o il maialino.Sui balconi e le finestre fiorivano le fuxie, i gerani, i garofani e gli irn- mancabili vasi di basilico, menta, prezzemolo, si maturavano le trecce di sor- be o di pomodori invernali.
La vita pubblica, commerciale e politica si svolgeva nella Piazza ove erano i negozi, le farmacie; il Circolo dei "civili", la Posta, e lì i "chiazzalori" passeggiavano nei giorni festivi, tra la calca pittoresca dei contadini, che im- mancabilmente salivano al paese per fare le provviste della settimana, per ascoltare la Messa, far ferrare gli animali da soma e per andare dal barbiere.
In circostanze straordinarie al Carmine si radunava nel 1600-700 la po- polazione per i "Consigli civici" onde decidere, col consenso sempre unanime, la maniera di tassarsi per il pagamento dei "donativi" al Re, per le an- nuali gabelle del frumento, del vino, della salume, del pesce, ecc...
La vita amministrativa del paese originariamente ebbe il suo fulcro nel castello ove risiedeva il Vassallo (vicario del Duca padrone) il Capitano di arme, il Baiulo o Sindaco e vi si riunivano i Magnifici Giurati, formanti l'"Università" o Corte giuratoria della popolazione per amministrare quella fetta di giustizia di loro pertinenza. In seguito il Municipio ebbe altra sede in Piazza dei 4 Cannoli prima di approdare alla sua attuale ubicazione in Piazza del Popolo.
PETRA=PETRALIA SOPRANA
Le superstiti testimonianze delle sculture e iscrizioni lapidarie. A completare il panorama della vecchia Petralia, in gran parte scomparsa, ricordiarno che la romanica " chiesa entro la rocca " ormai piú non esiste ed è difficile anche ipotizzare ove con precisione fosse ubicata. L'averla nominata eccezionalmente lo scrittore mussulmano, indica che dovesse essere veramente notevole. Tracce di elementi scultoreo-architettonici di imprecisata epoca tutta-via si potrebbero rimettere in luce'nel muro perimetrale interno della chiesa di Loreto e in alcune abitazioni private.
La parte piú antica dell'edificio della Chiesa madre oltre la bella bifora tre-quattrocentesca dei campanile, ha un'altra finestra, murata al livello stradale che sembra ricomposta con elementi arabo-bizantini ed un'altra ne è stata scoperta durante i lavori di adattamento entro la sacrestia, purtroppo è stata ricoperta. Conci di pietra che formavano un archivolto, con sculture a rosoni, sono stati reimpiegati per la costruzione secentesca, alla rinfusa. Qualcuno è stato rimesso in luce.
Presso gli atti della Curia giuratoria si accenna ad una "casa colle finestre a colonna" (bifore?) in vicinanza del quartiere di San Michele. Forse si trattava di un edificio medioevale, che sembra si debba identificare con palazzo Sgadari-Averna. ove alcuni decenni passati sono state rimesse in luce e ristaurate due graziose bifore ad arco gotico. Il Palazzo tuttavia fu notevolmente rimaneggiato nel sei e nel settecento, ha conservato il "baglio" d'ingresso, e modanature di pretto stile settecentesco.
Un elemento caratteristico che dava uno stile al paese erano le merlature ghibelline sull'attico dei campanili, non sappiamo spiegarci perché siano sta te eliminate piuttosto che restaurarle, qualora fosse stato necessario.
Ma di queste eliminazioni arbitrarie che hanno reso amorfo il volto dei "nobile paese madonita", sarebbe troppo lungo l'elenco. Basterà guardare con un pò d'attenzione per accorgersi delle deturpazioni moderne.
Si potrà scorgere un sarcofago in pietra già adibito ad abbeveratoio e, ridotto in frantumi abbandonato fra i rifiuti; lapidi anacronisticamente spostate; architravi con iscrizioni latine che fanno da gradini e frammenti di statue inglobate nel muro, portali elegantemente scolpiti, eliminati o mal ricomposti. Riportiamo le iscrizioni latine scolpite negli architravi su accennati, esse pongono l'interrogativo sulla loro ubicazione originaria:
"DIVITIAS ET PAUPERTATEM NE DEDERIS MIHI DNE
1SED TANTUM VICTUI MEO TRIBUE NECESSARIA + 1507".
"Non darmi Signore le ricchezze o la povertà, ma concedi il necessario al mio sostentamento, 1507". Il distico è tratto dalla Bibbia (Prov. 30,8). L'allusione all'indispensabile sostentamento farebbe pensare che si trovasse sulla porta dei magazzino dei grano, per l'approvvigionamento della popolazione.
.PALLENS INDIGENTIS INEDIA MORTIS CAUSA
ENIM CERTA EST. SIT TIBI CARITATIS.
" La pallida inedia dell'indigente è la sicura causa di morte. Sia a te (mo- tivo) di carità ". L'iscrizione si trova con lacune che ne rendono difficile la let- tura nel luogo originario. Un ospizio? un ospedale? vi si invoca la carità dei passanti, per i poveri in estrema miseria.
VERE. EPULAE. CORPORI. PARUM. PRODEUNT. MIHI
MORI. TIMEO.Q. NON. SV. PARATUS.
"Veramente le gozzoviglie al mio corpo poco giovano / Ho paura di morire perché non sono preparato". Potrebbe darsi che l'iscrizione provenga dal distrutto convento Carmelitano.
Di una quarta iscrizione è rimasto solo un frammento ove si legge la data "MDC".
Una quinta iscrizione si trova sulla chiesa Sant'Antonio all'ospedale, ma è illegibile, perché coperta di licheni.
Riportata nel manoscritto del Villabianca della Biblioteca Comunale di Palermo è l'iscrizione sulla lapide tombale dei Barone Parisi Squiglio. Distrut- to il monumento funebre settecentesco, con la chiesa del Carmelo, dopo varie peripezie, la lapide è stata ricornposta sul muro dell'ex carcere.
I belvedere
I "Belvedere". Addossate una sull'altra le casette dell'antico paese raramente permettono di dare uno sguardo al di là delle mura cittadine, per ammirare lo stupendo panorama che spazia su mezza Sicilia. Tuttavia i "belvedere" non mancano. Come quelli del Carrnine, dell'Urgia, l'altro prossimo alla chiesa di San Teodoro mentre dal Castello e dal Piano della Pinta lo spettacolo naturale spazia di un'ampiezza inusitata che abbraccia i monti circostanti e l'Etna, e Pizzo Antenna ... l'ampia valle soleata dall'Imera meridionale o Salso.
Immersi nel verde della campagna circostante non lontano dai poderosi ruderi dei castello, tre edifici sintetizzano lo splendore e la decadenza di Petralia Soprana: sul colle la torre cilindrica forse vedetta militare; la Villa Sgadari esemplare secentesco di dimora nobiliare estiva, in assoluto abbandono; il Convento dalla stupenda facciata oppresso da costruzioni recenti. Trionfi di forza e bellezza di un'epoca lontana, ma ugualmente segnati da un fosco destino di decadenza e di miseria; emblematicamente in essi è racchiusa tutta la storia civile e religiosa di quello che fu, ed è Petralia Soprana.
Il centro storico, nonostante tutto, conserva l'aspetto disincantato delle sue vie acciottolate, delle bianche casette calcificate dal sole, delle superbe chiese settecentesche, che formano il vero patrimonio artistico di inestimabile valore anche storico, fra i piú ricchi delle Madonie.
QUATTRO SCULTORI
Vincenzo Miserendino..
Lo scultore Vincenzo Miserendino è nato a Petralia Soprana nel Gennaio del 1876,nel quartiere del SS.Salvatore.Nell'Ottocento le strade del paese non avevano ancora un nome.Soprana era divisa in quartieri,la Madrice,il SS.Salvatore,San Teodoro,San Nicola,la Porticella,Porta di Seri,il Castello.
Sino a poco tempo fa proprio dietro il Salvatore viveva ancora una famiglia Miserendino,piccoli artigiani.
A 13 anni Vincenzo va ad abitare a Palermo e vi frequenta l'accademia di Belle Arti ma completa gli studi,abbastanza precocemente,a Roma e subito dopo emigra in America,seguendo la sorte di numerosi suoi compaesani.Alla fine dell'Ottocento l'emigrazione e la Spagnola fece pressocchè dimezzare la popolazione sopranese.Ancora oggi non c'è famiglia che non può vantare parenti americani.
Negli Stati Uniti il Miserendino visse sino alla prematura morte avvenuta nel 1943,ma dopo una intensa vita artistica,piena di realizzazioni pubbliche e private di grande pregio.
Fra le altre opere citiamo in queste brevi note introduttive il ritratto di T.Roosvelt,il busto di Caruso.
E' il più alto paese delle Madonie in quanto sorge su un altopiano a 1147 metri d'altezza, si può ammirare dalle sue terrazze un panorama che spazia dai Monti Nebrodi fino al cono vulcanico dell'Etna. Centro di notevole importanza durante la dominazione greca e cartaginese, sotto Roma l'antica Petra era una delle civitates che forniva le maggiori quantità di grano all'Impero. In seguito alla conquista araba, il suo nome venne mutato in Batraliah e divenne una potente roccaforte difensiva all'epoca dei Normanni. Ancora oggi il paese conserva integra la struttura urbanistica medievale, con strade strette dal manto lastricato, case di pietra, chiese e palazzi nobiliari.
Chiesa madre: costruita nel XV secolo è dedicata ai Santi Pietro e Paolo si affaccia su una bella piazza con un colonnato secentesco a colonnine binate realizzato dai fratelli Serpotta. All'interno si conserva il primo crocefisso di Fra' Umile Pintorno (1580-1639), autore di numerosi crocefissi presenti nelle chiese siciliane.
Chiesa di Santa Maria di Loreto: costruita nel XVII secolo sui resti del castello, ha una pianta a croce greca e la facciata chiusa tra due campanili a cuspide in terracotta policroma. All'interno si può ammirare una pala marmorea della fine del XV secolo attribuita a Domenico Gangi («Vita di Gesù»). Inoltre si può visitare la preziosa sagrestia con affreschi settecenteschi e ricchi paramenti dell'epoca.
CENNI STORICI
Sull’acropoli dell’antica "Petra". La sua posizione planimetrica sul terreno, dall’alto dei suoi 1.147 metri s.l.m., permette a Petralia Soprana di dominare un vasto territorio. Paese dalle antichissime origini (fu occupato dai Cartaginesi e dai Romani), ebbe il suo massimo splendore con il passaggio dalla dominazione araba a quella normanna. Fece parte dapprima della Contea del conte di Monforte; successivamente passò ai Ventimiglia di Geraci per poi passare alla Contea di Collesano. Il vasto territorio incominciò a subire notevoli disgregazioni intorno al 1600: con i Moncada fu data origine ai comuni di Alimena e Resuttano. Nel 1800, sotto i Borboni, nacque il comune di Bompietro.
Matrimonio Baronale 15 agosto
TRADIZIONI E FOLKLORE
Festa patronale dei santi apostoli Pietro e Paolo (dal 25 al 29 giugno)
presepe vivente
matrimonio baronale 15/08/2008
presepe animato a Madonnuzza
ballo della Cordella e teatro dialettale.
POSSIBILITA' DI ESCURSIONI
Santuario Madonna dell'Alto (zone A e B del parco)
Grotta del "Vicchiuzzo" (zona D)
Gorgonero (zona B)
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